Il potere del silenzio interiore

Articolo pubblicato su Starbene, sezione Psicologia – Proposte di vita

Siamo sommersi da mille pensieri e preoccupazioni che confondono e offuscano la mente. Scappare dalla folla? No, basta mettere a tacere questo frastuono emotivo.
Di Benedetta Sangirardi

I nostri esperti

Patrizio Paoletti
mental coach
(patriziopaoletti.it)

Nicoletta Pollia-Mattiot
fondatrice dell’Accademia del silenzio
(accademiasilenzio.lua.it)

Viviamo nell’epoca del frastuono emotivo, in cui è difficilissimo stare e fare silenzio, ossia mettersi al riparo non tanto dai rumori del mondo esterno quanto dai mille pensieri e preoccupazioni che si agitano dentro di noi. Lo hanno detto gli scienziati che hanno partecipato a Icons, la prima conferenza internazionale sul silenzio, organizzata con l’Università Sapienza di Roma e l’Haifa University di Israele. «Eppure, la quiete mentale può aiutarci a diminuire lo stress, producendo un impatto positivo su diverse performance cognitive: riduce l’ansia, agisce sulla concentrazione, sulla capacità di tollerare i disagi, sulla creatività, sulle emozioni, sull’empatia, sul rapporto dell’individuo con il proprio corpo e con l’ambiente», ha spiegato Adam W. Hanley, ricercatore del Center on Mindfulness dell’Università dello Utah.

La quiete modifica il cervello

Sull’importanza del silenzio psicologico è uscito L’intelligenza del cuore (Bur Rizzoli) di Patrizio Paoletti, coach che si occupa di sviluppo personale e presidente dell’omonima fondazione: «È il rumore interiore che dobbiamo fermare, quel rimuginare continuo che confondiamo con l’introspezione e che amplifica i nostri problemi, le paure, le ansie, i giudizi su noi stessi e sugli altri», assicura l’autore. «Solo così, generando silenzio, si raggiunge un benessere che dona pace alle nostre giornate isteriche e frenetiche. Quel frastuono di pensieri, al contrario, soffoca la nostra intimità».

È tanto potente, la quiete, da modificare persino il cervello. La biologa della Duke University, Imke Kirste, ha scoperto che due ore di silenzio interiore al giorno provocano lo sviluppo delle cellule nell’ippocampo, la regione del cervello legata alla formazione della memoria. In realtà, garantiscono gli scienziati, basterebbero 5 minuti di silenzio assoluto al giorno come “cura” per migliorare il benessere psico-fisico. «Non serve spegnere il cellulare o chiudersi in una stanza. Il silenzio è altro. Vuol dire restare sconnessi, fare clic per spegnere il cervello che crea rumore psicologico. Non è una punizione, ma un modo per recuperare calma e riequilibrare i pensieri», insiste Paoletti.

Serve concedersi l’assenza di azioni

«Significa anche imparare ad «abitare il silenzio», racconta Nicoletta Polla-Mattiot, fondatrice dell’Accademia del silenzio e autrice di Esplorare il silenzio (Damiani editore): «Nel silenzio bisogna starci e sostarci, e abitarlo vuol dire sforzarsi, tutti i giorni, per imparare a fare spazio. Dare valore al vuoto come alternativa al tutto pieno». In La cura del silenzio (Sperling & Kupfer) Kankyo Tannier, monaca buddista, spiega che il silenzio non ha niente a che fare con l’assenza di rumore.

«Consiste, per esempio, nel non rispondere subito a un’e-mail spiacevole, dormirci su una notte o fare un bel respiro: provate a farlo, e la qualità della vostra vita migliorerà!», spiega l’autrice. «Si tratta di re-imparare ad ascoltare. Ascoltare il silenzio, lo spazio tra le parole, la calma nella tempesta interiore». Ok, da dove cominciare? «Cercate un luogo adatto, che sarà il vostro spazio di silenzio: è possibile trovarlo anche all’interno di città rumorose e vite congestionate di impegni», garantisce Polla Mattiot. «Poi, sforzatevi a sentire con gli occhi, ancora prima che con le orecchie, a rallentare, a sospendere l’abitudine ad agire e reagire, a fidarvi del fatto che la vita accade anche se voi non fate nulla. Usate anche la scrittura, un ottimo metodo per spegnere il caos psicologico». E se il chiacchiericcio mentale continua, nonostante tutto? «La scienza, l’esperienza e la pratica dicono che ognuno può piano piano spegnere il rumore con l’esercizio, con il distacco e la determinazione. Mettere stop equivale a risanarci e avere una vera e propria guarigione, psichica e fisica», conclude Patrizio Paoletti.

A vantaggio dell’umore

Anche se il silenzio psicologico non ha niente a vedere con la mancanza di rumore, è indubbio che l’assenza di parole e suoni esterni ha un effetto rigenerante sul benessere mentale perché così si dà la possibilità al cervello di riposarsi e riorganizzarsi. Una recente ricerca dell’Università della Virginia, Just Think, ha sperimentato l’effetto su 64 studenti che hanno trascorso un periodo di silenzio in una stanza “muti e zitti”, seduti in una sedia davanti alla porta. Dopo, si sono sentiti più rilassati, meno eccitati e d’umore migliore.

Zitti per 5 minuti al giorno

1. Migliora la memoria

Le pause, anche piccole, di silenzio interiore sviluppano le cellule cerebrali preposte a memorizzare.

2. Riduce ansia e stress

Come rivela uno studio pubblicato sull’American Psichological Association, il corpo libera serotonina, endorfine e ossitocina, tutti antistress naturali.

3. Incentiva la fantasia

Il silenzio va a braccetto con l’inventiva perché permette alla coscienza di espandersi e creare.

4. Sviluppa empatia

Il silenzio favorisce l’ascolto e l’empatia, favorendo e migliorando le relazioni.

Tutti i segreti in un libro

Patrizio Paoletti è l’autore del libro L’intelligenza del cuore (Bur Rizzoli, 14,36 €), acquistabile nelle migliori librerie e su Amazon questo link: http://patriziopaoletti.com/idc

 

 

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